Essere padre

Essere padre io non so cosa vuole dire, non so cosa significa avere la responsabilità di un’altra vita che porta con sé dei tratti che riconducono a te.
Avere un amore incondizionato, anche se non sempre la realtà coincide con le aspettative, verso di loro anche se può capire che ci feriscano e viceversa.

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Io non ho la minima idea di cosa comporti, cosa avvenga nell’animo che faccia scattare in modo naturale la nascita di un legame inscindibile, indipendentemente dalle volontà altrui.
Il senso di protezione, quell’istinto che fa porre le proprie priorità all’ultimo posto perché viene prima quella vita che hai visto crescere prima tra le tue mani e poi, man mano, andare avanti con le proprie gambe ed -infine- vedere le sue mani, che un tempo tenevi tu, prendere le tue per non lasciarti indietro.

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Essere padre io davvero, nella mia più completa ignoranza, non saprei da dove cominciare, quale possa essere la scintilla che faccia scaturire il tutto; se c’è una vocazione o meno, se parte dalla pancia, se è legato ad un qualcosa di personale o se semplicemente è l’unione, la metamorfosi dell’amore tra due che si estende verso ad altri per creare un nuovo nucleo, chiamato famiglia.

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Sarà il tempo, saranno gli eventi che sono accaduti e si sono sussegiuti, sarà che invecchiando un pò di quel “cazzone” che sono sta pian piano scivoltando via, eppure nonostate io veda tutto questo come completamente distante da me, al limite della chimera, inizio a sentire questa voglia di diventarlo, di esserlo.

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Di mettermi in gioco, di voler insegnare e condividere le cose che apprezzo e che amo a qualcuno che spero possa proseguirle o che semplicemente da me prenda gli stessi principi che -senza forzature- io stesso a mia volta ho assimilato, stando vicino a quella figura che un pò mi faceva paura e un pò è stato per molto tempo un faro che ha guidato ed insegnato indirettamente come stare al mondo e come si fa ad ottenere il rispetto e l’affetto degli altri, senza chiederlo.

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Tu, che a questo giorno ci tenevi più del tuo compleanno perché era anche il tuo Santo; tu, che nel portafogli tenevi uno dei lavoretti che avevo fatto da bambino; tu, che nelle poche volte che hai sorriso, lo hai fatto platealmente il giorno che hai saputo che saresti stato papà di un maschietto; tu, che manchi come l’aria, nel giorno che più giorno tuo non può essere, mi manchi e ti cerco come nessuno mai.

Buon Santo, pà.

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