Io non lo accetto
Io non lo accetto, non ci riesco e nemmeno lo voglio.
Non posso davvero credere che, così, da un momento all’altro, qualcuno con cui hai condiviso momenti belli, brutti, risate, scazzate ed anche cose personali, prende e non c’è più.
E’ come se stai passeggiando con qualcuno, a scambiare quattro chiacchiere e dopo un pò che ti sembra di parlare da solo, perché non senti più risposta dall’altra parte, ti giri e non vedi più nessuno.
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Lo chiami e non ricevi risposta, lo cerchi e non c’è.
E ti rimangono solo dei frammenti, vaghi e spiccioli ricordi di smorfie, di facce, di attimi e di aneddoti.
Non voglio una spiegazione, anche se mi servirebbe quella che viene data ai bambini perché altrimenti non riuscirei ad elaborare.
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Io non lo accetto proprio che si rimanga così, con un pugno di mosche in mano e la faccia da ebete, nell’imbarazzo di una vita che ti mette di fronte ad eventi che tu non sei in grado di elaborare.
Una rabbia, un odio verso di lei che ti dà e ti priva di qualsiasi cosa senza che tu possa avere diritto di dire la tua; di avere la possibilità di agire, di intervenire o almeno di provarci.
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Ho una rabbia dentro, un nervoso che vorrei urlare a questa infame che ultimamente concede poche gioie ma tanti dolori e mi chiedo cosa gliene torni in tasca a fare così, a lasciare le persone con queste angosce, questi magoni che non si riescono ad ingoiare.
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Questa vita sta diventando sempre più frammentata e pare che il traguardo già si veda all’orizzonte e non dovrebbe proprio essere così, non almeno per noi che dovremmo stare si e no, al giro di boa.
Questa cosa mi spaventa ma non perché io abbia paura della morte, quella è un qualcosa che tutti incontreremo e di cui per altro sono anche curioso, per vedere poi se questo bizzarro show si chiude oppure se ci saranno dei titoli di coda talmente lunghi da farmi ritrovare la passione.
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Mi spaventa perché tutto quello che si vuole rimandare ad un “dopo” c’è il pericolo che quel dopo non lo vedrai mai. Mi spaventa perché non può diventare tutto frenetico, non può essere che dopo che ti sei svegliato per migliaia giorni, arriva quello in cui non ci riesci e non c’è modo di recuperare.
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Non è possibile che io legga messaggi che mi dicono che persone con cui ho condiviso svariati momenti della mia vita, anche se in parte virtuali -perché pure quelle sono relazioni e persone- da oggi non ci saranno più e mi rimanga solo un nome fittizio da osservare, senza potergli più parlare, senza potergli dire “che cavolo di sfiga è capitata!” e che magari la prossima volta andrà meglio.
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E mi rimane questo vuoto che già mi ha scottato di una bruciatura che mai se ne andrà via e che mi si continua a stuzzicare con un sadismo che mi chiedo che gusti si provi.
Per me il cuore, che è il motore di tutto, dovrebbe sempre battere anche se lo si getta via a terra, perché di smettere c’è sempre tempo ma se è il tempo che viene gettato allora mi domando cosa si pensa a fare al futuro se il futuro viene spezzato come si spezza un ramo alla prima folata un pò più forte di un vento talmente gelido da bruciare anche le lacrime sulla pelle.
