Troppe volte mi sono immaginato questo giorno

Troppe volte mi sono immaginato questo giorno e tante altre mi sono maledetto per aver pensato -quando non dovevo- che potesse accadere. Si dice che figlio si rimane sempre, indipendentemente dall’età perché i genitori saranno tali fino all’ultimo giorno della loro esistenza.

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Nonostante lo abbia pensato diverse volte, non c’è nulla per cui io mi senta pronto. E quanto cazzo è difficile accettarlo anche se per l’anagrafe io risulti un uomo adulto che è in grado di mantenersi e mantenere il prossimo. Ad ogni parola il groppo si fa sempre più grosso, le immagini man mano si distorcono perché gli occhi si arrossano e si gonfiano di lacrime che scendono senza una logica apparente.

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Non sono pronto anche se il tuo ruolo sembrava marginale, vista la mia indole di essere indipendente che è emersa anche dalla post adolescenza; invece hai fatto il padre soprattutto nelle piccole cose ed io non sarò mai la metà dell’uomo che sei stato e che si è speso fino alla fine per la sua famiglia, quella da cui è nato e quella che ha formato.

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Non c’è idealizzazione in queste parole perché la perfezione era ben lontana dai comportamenti che la nostra famiglia ha sempre avuto. Non ci svegliavamo felici e sorridenti come la Mulino Bianco, anzi, era fuoco, fiamme e bestemmie ogni volta che qualcosa andava storto ma al contempo, quando c’era bisogno di sostegno, vi siete mossi per dare quel senso di protezione e presenza che un genitore sente di dover dare anche se ha un figlio scemo che combina guai, facendovi penare.

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Crescendo ti ho visto sempre più umano: dalla roccia inamovibile che metteva soggezione al solo posar del suo sguardo, fino all’uomo che -colpito dal tempo e dai malanni- si inginocchia affaticato per prendere fiato. Un fiato che purtroppo non c’è stato modo di prendere nemmeno in quel periodo che quelli della mia generazione vedono come una chimera, quando arriveranno al termine dei loro doveri contrattuali.

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Avrei voluto tanto accompagnarti nella tua vecchiaia come i ruoli impongono per definizione e invece si è camminato fianco a fianco, finché quel fiato non si è rotto e tu hai dovuto arrenderti controvoglia. Nemmeno me ne sono accorto, forse un gioco, forse uno scherzo, questo devo ancora capirlo; perché quando ad ogni ostacolo si riesce sempre a rialzarsi e ad andare avanti, alla fine ci si convince che ogni staccionata, ogni muro è valicabile in qualche modo.

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Eppure adesso io mi sento così piccolo che quel muro -dove dall’altra parte ci sei tu- mi sembra così alto che solo arrampicarmi diventa una follia. Queste giornate appannate, fitte di sospiri e silenzi pesanti non fanno che aumentare la secondaria presenza di un gregario che smazzava, a destra e a manca, lavori di fatica.

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Ancora ricordo -quando tutto andava storto per casa- dopo un’incidente per distrazione, io, sfinito sbottai esasperato che quella casa era maledetta e tu, uomo dalla bestemmia facile come solo i veneti ne sono mastri, mi risposi che quella casa era invece benedetta e che non dovevo mollare. Quel giorno scoprì che anche mio padre piangeva.

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Mi lasci la voglia di fare, di rimboccarsi le maniche e di sistemare le cose da sé anche se non ho la tua esperienza e la tua conoscenza; la passione per le piante che è diventata una droga ormai ed un vuoto arrivato troppo in fretta, senza avvisi. Ho fatto in tempo a voltarmi per poi non vederti più e sentir dire da qualcun altro che te n’eri andato. Non ci sarai più a piombare in casa senza preavviso, a portarmi cose e piante; non potrò più contare su un sostegno ma iniziare ad andare avanti da solo sapendo che stavolta dove non arriverò, dovrò fermarmi perché tu non ci sarai a proseguire per me.

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E quell’ulivo che piantammo insieme invece ti ha sbugiardato perché al contrario di ciò che dicesti a Miriam, hai vissuto abbastanza per poterlo vedere crescere grande ed in fiore. Mi spiace solo di non averti dato la possibilità di farti chiamare “nonno” e di farmi incazzare per qualche comportamento che non avrei approvato verso i tuoi nipoti ma purtroppo per certe cose son lento e tu non hai mai avuto abbastanza pazienza per aspettare.

Ciao pà.

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