Accettare i mostri dentro di sé

Accettare i mostri dentro di sé equivale ad ammettere di averli, di non essere ciò che si vorrebbe apparire; significa fare i conti con la propria coscienza, con quello con cui conviviamo da sempre ma che difficilmente abbiamo mai voluto accettare.

Accettare i mostri dentro di sé significa che non siamo bianchi e candidi come pensavamo, come speravamo; significa che non siamo poi così meglio di tutte le persone criticavamo, di cui abbiamo sparlato e forse -perché no- anche un pò invidiato. Vorrebbe dire confrontarsi oltre che coi nostri occhi, anche con la nostra anima; che il castello ed il mondo che ci siamo sempre costruiti non sono altro che una facciata, un cartonato eretto a nascondere qualcosa che -oltre ad essere vero- non ci piace e di cui ci vergogniamo.

Ma davvero è la vergogna o l’insicurezza che muove tutta questa paura? E soprattutto, perché indichiamo quello che abbiamo dentro con la definizione di “mostro”? Forse perché i mostri sono quelle entità che da sempre spaventano chiunque, bambini o adulti che siano. Sono quelle cose che non si possono spiegare, che possono essere generate da ogni dove e che sono state disegnate nelle più disparate rappresentazioni, anche benevole.

I mostri si combattono, sono legati al lato oscuro, quello che si cela nelle ombre, nelle zone poco chiare, nel buio, nella notte e nel silenzio assordante. I mostri non li vuole affrontare nessuno perché quando lo si fa non è mai con spada, scudo e armatura ma costantemente nudi, inermi come vermi.

Accettare i mostri dentro di sé permette a tutte quelle persone che ci sono vicine, che vogliamo vicine, di accettare automaticamente noi, per quello che siamo, senza indugi, senza ripensamenti. Non è obbligatorio ma non si possono avere nemmeno recriminazioni e quindi perché questi mostri sono sempre tenuti a bada? Perché la paura del non essere accettati è molto più grande di quella dell’accettarsi?

I castelli, le bugie -soprattutto quelle raccontate a sé stessi- e tutti quei costrutti fittizi, eretti a protezione di una verità scomoda, sono così deboli che quando avviene il loro crollo, il rumore ed il peso che hanno nel finirci addosso è così opprimente e soffocante che il perdersi completamente è un passo talmente facile da fare, che il cadere non spaventa più.

Non spaventa nemmeno la caduta, indifferentemente da quanto sia la distanza perché ormai ci si è dissociati del tutto da ciò che un tempo eravamo, diventando noi stessi il mostro che tanto cercavamo di tenere nascosto. E quando questo accade, restano solo macerie. Cumuli di detriti illeggibili, non ricomponibili e raccoglierli è solo un peso che non siamo più in grado di sopportare.

Bisogna evitare di arrivare a queste situazioni perché fa più paura il fatto di ostentare di essere una persona migliore di quella che si è, piuttosto che mostrare di essere peggiori, fallaci, imperfetti e -perchè no- sbagliati ma pur sempre veri.

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