Ho perso il conto
Sarebbe stato oggi.
Iniziare una frase, un concetto così include una recriminazione, una mancanza, un desiderio inespresso.
Non è bello ma d’altronde non posso fare a meno di lasciare andare la mia mente lì, tra il vorrei ed il non potrei. Tra sogno ed incubo, tra proiezione e realizzazione.
[…]
Ormai ho perso il conto di quanti anni avresti oggi e non è tanto questo ciò che mi fa più rabbia, quanto il fatto di dover andare a rivedermi foto vecchie che sono invecchiate e sono sempre le stesse.
Non c’è più un ricordo che non si stia trasformando in remoto; che la mente non nasconda nell’angolo delle paure e delle ferite, dove tutto diventa opaco e offuscato.
[…]
Ho perso il conto di quante volte ho desiderato riavvolgere il nastro per tentare qualcosa che non so nemmeno se sarebbe stata nelle mie possibilità.
Di quante volte avrei voluto sapere il tuo parere, anche se contrario. Quella voce che mi avrebbe spronato quando la mia parte pigra avrebbe preso il sopravvento.
[…]
E le domande che rimarranno appese come i salami dal macellaio; beh, quelle appassiranno male come le piante che ho smesso di prendermene cura.
Lo so, me ne avresti da dire ma quella voce ormai non arriva più. Così flebile ed estranea da non riuscirla ad associare alla tua figura.
[…]
Anche il tuo contatto in rubrica è diventato anonimo e scivolato in fondo, sempre più in profondità come l’oscurità che sento voracemente inghiottirmi.
Una forza che non sento più di avere ed un giorno -l’ennesimo- che mi incupisce sempre più.
[…]
Vorrei trovare il sorriso per farti gli auguri però mi manca la tranquillità per accettare l’ennesima cosa andata storta in una vita che sembra deridermi.
Questo rimane il tuo giorno ed il mio cuore non potrà mai dimenticarlo anche se la mente continua a sanguinare.
