Non lo so

Non so se sia giusto far rientrare le persone nella propria vita, dargli anche solo la possibilità di poter dire la loro; se bisogna fargli pesare qualcosa, se quel qualcosa deve essere messo su una bilancia e pesato in base all’importanza che quella persona ha avuto nella nostra vita.

[…]

Non so se questo si possa definire “perdono” o se invece può essere visto come un segno di debolezza, di umanità, una falla nella propria personalità che è preferibile non esporre per “non mostrare il fianco al proprio nemico” per dirla in gergo guerresco.

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Non so nemmeno se vale la pena riempire la propria testa di un groviglio di pensieri che non fanno che premere sulle meningi fino a generare quei mal di testa che solo dormendo ti passano, lasciandoti sfinito e stanco al tuo risveglio.

Non so tante cose.

Non so se sia giusto scriverle, metterle nero su bianco, dandogli così un valore, un peso, una stima, una consistenza. Fissarle come un quadro alla parete e rimanere ad osservarle allo stesso modo in cui un critico o appassionato di arte fa con le opere a cui è più legato.

[…]

Non so se dubitare dei propri pensieri, sia già esso stesso è il sentore che il cammino o il ragionamento che stiamo prendendo, è sbagliato in partenza.

[…]

Non so neanche se tutte le pause che sto prendendo per decidere come far uscire questi pensieri sparsi per la testa è la modalità corretta per capire quello che non riesci a spiegare a te stesso.

Non so se fermarmi o andare avanti.

Non so cosa farne di tutte queste parole poste alla rinfusa, nel vano tentativo di consegnargli un senso che -al termine di questa cascata vomitevole di concetti- farà venire più emicranie a chi avrà la malaugurata idea di fermarsi a leggere, che soluzioni.

[…]

Non so se sia giusto iniziare questi processi mentali da soli oppure avere l’umiltà, l’ennesimo gesto di follia, l’istinto che ha portato più lacerazioni che guarigioni, ed affrontare tutte quelle persone che hanno preso la vostra vita come se fosse una porta girevole, mostrandogli i vostri dubbi in modo tale che siano loro a dare -per una volta- le risposte che voi avete sempre fatto fatica a trovare.

Non lo so.

Non so se questi sono i classici casi in cui abbiamo già in mano la risposta ma non ci piace leggere quale sia o semplicemente non abbiamo il coraggio di farlo.

Quello che è certo è che non lo so e continuerò a non saperlo.

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