Una luce bianca

Nel buio di una stanza, accompagnati da musica di un tempo andato, occhi stanchi fissano in silenzio la luce bianca e artificiale di uno schermo. Una luce, fredda, che illumina un pallido viso e lo ipnotizza mentre pesanti lettere vanno a comporsi in paragrafi, dando sfogo ad un groviglio di pensieri che faticano a voler restare fermi.

[…]

La musica si ferma. Il brano non ha un successivo. Scende il silenzio, scandendo così il ticchettio dell’orologio a muro; ampliando il suono del respiro, dei tasti che vengono premuti da dita leggere, che scorrono sulla tastiera. La stanza sembra ingrandirsi, le pareti allontanarsi tra loro, creando così un vuoto più ampio di quello che in realtà potrebbe sembrare.

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La mani si fermano, la testa si inclina verso dietro. Qualcosa non convince, si cancella un pezzo. Delete. Gli occhi si chiudono, i polmoni si riempiono di un inspirare lento ma costante; si trattiene il fiato per qualche attimo e l’aria, che successivamente viene espulsa, è uno sbuffare stanco. La spia della lavastoviglie ti riporta nel presente, le palpebre sbattono un paio di volte, prima di schiudersi e ritornare a fissare lo schermo.

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La musica riparte, così come le dita a battere sui tasti, più veloci e sicure di prima. Si intona qualche strofa, con la mente che ti riporta al momento legato a quel determinato brano.

[…]

La fine di una canzone e quei pochi secondi che lo separano dal successivo, ti inghiottono in un abisso. Un vuoto che il brano seguente ci mette un pò, prima di allontanarlo. E’ sempre così: un ripetersi di svuotarsi e riempirsi di emozioni, sentimenti e sensazioni che vanno a scontrarsi con quelle attuali. Le scacciano, le portano via, tentano di assimilarle fino ad volerle annullare.

[…]

Ed è di nuovo silenzio. Solo il rumore dei tasti, il peso dei pensieri, del buio intorno che avvolge spalle che non potranno mai essere così larghe da sopportarlo, da supportarlo in pieno. Un altro sospiro e devi andare. Per oggi le parole ti hanno detto già troppo ma hai dentro di te un cumulo di pensieri da dover svuotare come il cesto dei panni quando trasborda e sai che dovrai fare almeno due cicli, prima di vederne il fondo. Save.

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