• Accettare i mostri dentro di sé

    Accettare i mostri dentro di sé equivale ad ammettere di averli, di non essere ciò che si vorrebbe apparire; significa fare i conti con la propria coscienza, con quello con cui conviviamo da sempre ma che difficilmente abbiamo mai voluto accettare. Accettare i mostri dentro di sé significa che non siamo bianchi e candidi come pensavamo, come speravamo; significa che non siamo poi così meglio di tutte le persone criticavamo, di cui abbiamo sparlato e forse -perché no- anche un pò invidiato. Vorrebbe dire confrontarsi oltre che coi nostri occhi, anche con la nostra anima; che il castello ed il mondo che ci siamo sempre costruiti non sono altro che…

  • Sono semplicemente stanco

    Sono stanco di tutto. Sono stanco di dare, di dovere, di fare, di essere e di non essere. Sono stanco di tante cose, sia di quelle che ho che di quelle che non ho. Sono sfinito, sfatto, svogliato, svuotato. Sospiro, respiro, senza forze e privo di energie. Vado avanti perché devo, perché me lo devo, perché ho un’insensato senso del dovere verso gli impegni che prendo e verso le persone, anche se queste non me lo hanno chiesto. Sono pieno, stracolmo di pensieri che non riesco a tenere e che devo buttare via per far un pò di spazio, per dare aria, per darmi dell’aria nuova, buona, pulita. Le dita…

  • Siamo tutti un pò Lupin III

    Siamo tutti un pò Lupin III: un pò ladri di emozioni, gentiluomini con un’etica propria e pieni di maschere. Trasformisti dall’identità sconosciuta, con così tanti livelli uno sopra l’altro, da non saper quale sia il volto originale. Ammaliamo, ci adattiamo, nascondiamo, proteggiamo. Facciamo così tante cose per via di un’etichetta, per doveri sociali o solo per semplice paura, da dimenticarci realmente di chi siamo e quante maschere abbiamo indosso. Mentiamo così tanto a noi stessi -e agli altri- da non saper riconoscere allo specchio se quello che stiamo fissando è il nostro vero aspetto o solo un altro di quegli abiti indossati per l’occasione. […] Non sempre è qualcosa che…

  • Non importa dove andare o come sia la strada

    Non importa dove andare o come sia la strada e che percorso ti faccia fare. Quello che conta è proseguire, seguirla senza domande, senza pensare a cosa vedrai, a ciò che incontrerai: devi solo lasciarti guidare e sorprendere. […] Non importa dove andare se ciò che farai è ciò che vorrai. Non importa e non importerà mai se a guidarti sarà l’istinto, quell’impulso che spinge corpo e mente ad azioni che -se ragionate- magari le andremmo a procrastinare per chissà quanto tempo ancora. […] Penserai ad immagini idilliache ma sarai affascinato dalle più banali e comuni raffigurazioni: una strada dissestata, una staccionata sbilenca in legno, l’orizzonte di un mare così…

  • Amiamo la libertà, vorremmo saper volare

    Amiamo la libertà, vorremmo saper volare per sentire il vento che ci scompiglia cuore e capelli. Ci facciamo del male, inventiamo scuse, vorremmo essere speciali dentro un mondo pieno di normalità. Nell’eterna ricerca e rincorsa di essere accettati senza ammetterlo di volerlo e con la finzione di accettare ciò che siamo. Continuiamo a farci del male così come a sbagliare. Vorremmo vivere la vita di qualcun altro, avere i sogni di chi non riusciamo a smettere di sognare. […] Sogniamo ad occhi aperti e desideriamo che tutto finisca senza pensare se quella che stiamo vivendo sia realtà o un gigantesco Show. Amiamo il mare, lo inneggiamo nella sua grandezza e…

  • La nostra testa come un enorme calderone

    Immagino la nostra testa come fosse un enorme calderone, di quelli grossi, neri e bombati che si vedevano nei film anni ‘80, in cui una vecchia strega era intenta a mescolare al suo interno una qualche pozione magica. Quella pozione sono i nostri pensieri, che vengono arricchiti da altri ingredienti, a formare così altri nuovi pensieri. Mescola che ti rimescola, ogni tanto il mestolo tira su un può di quell’intruglio per essere assaggiato. […] È così che pesco le parole da dire, i pensieri da esprimere, gli aneddoti da raccontare: con casualità e improvvisazione. E mentre lo scrivo è come se lo assaggiassi, ne assaporassi il gusto e decidessi in…

  • Ho sempre creduto tu fossi immortale

    Ti ho sempre creduto immortale o almeno così speravo e mi ripetevo dentro di me. Avevo iniziato a pensare a questo giorno, a come sarebbe stato e come l’avrei presa. Mi sono maledetto per aver fatto pensieri del genere eppure, nel mio profondo, sapevo che era un evento dal quale nemmeno tu saresti potuto scappare. Ti ho voluto fortemente, preso da queste scelte adolescenziali che oggi mi farebbero riflettere giorni e giorni; contro tutto e tutti, senza dire nulla ti sei fatto amare in ogni casa in cui sei andato. Da che non ti si poteva vedere, al fatto che se mancavo io nessuno avrebbe chiesto ma se non c’eri…

  • Il suono di un addio

    Che suono ha un addio? Voi ve lo sapreste spiegare? Ve lo siete mai chiesti? Avete mai riflettuto su ciò che accade alla notizia di un addio e ai successivi momenti? Troppe domande? Ad averne almeno una di risposta, in questo caso. […] Alla venuta di un addio ho sempre un vuoto che mi pervade, una sensazione che arriva molto prima che l’informazione venga elaborata dalla mente. Sono attimi ma prima che tu possa domandarti “Perché?”, tutto sta già succedendo: mi sento stanco, svuotato dall’interno come se gettaste un sasso di medie dimensioni dentro un pozzo ormai in disuso, dove l’unica acqua esistente è quella dell’umidità generata dalle sue pareti.…

  • Guardarsi allo specchio

    Guardarsi allo specchio aiuta moltissimo nelle arti marziali: l’auto-correzione. Il vedersi e rivedersi fino allo stremo, nei dettagli, in modo minuzioso, ripetendo più e più volte per trovare quell’equilibrio, la stabilità, quella sensazione che poi non avrebbe più necessitato il continuo guardarsi riflesso. […] E’ una routine, un automatismo che spesso nemmeno ci accorgiamo di fare. E’ un gesto che ha dentro migliaia di significati, i più disparati, anche profondi, se vogliamo. La maggior parte è per narcisismo, anche per i più insospettabili che covano al loro interno una stima di sé stessi da fare invidia a chiunque. […] Nel tempo questo stesso gesto può evolvere il suo significato. Ad…

  • Il bilancio di un anno

    Siamo arrivati a quel momento, quello in cui tentiamo di fare ammenda per ciò che è stato e che abbiamo fatto; quello in cui cerchiamo di tirare le somme, in cui le illusioni prendono piede così come i falsi propositi che hanno meno coraggio dei pensieri che non tiriamo fuori e lasciamo dentro anche nell’ultimo momento dell’anno, ossia quello del bilancio. […] Siamo arrivati in quel momento dove tutto il rumore si trasforma in silenzio e diamo spazio a sorrisi amari, ai rimpianti, ai sospiri, a tutti quei “avrei potuto” oppure ai “farò”. Non c’è niente di più falso e meschino dei propositi per il nuovo anno e delle promesse…