• Quella volta in spiaggia

    Non ricordo bene che età avessi ma ero abbastanza piccolo, non arrivavo a otto o dieci anni, questo è sicuro. Era il primo periodo in cui iniziai a frequentare la chiesa e l’oratorio, la mia parrocchia -al tempo- d’estate organizzava attività oratoriali in spiaggia e ti ritrovavi nelle spiagge libere del litorale romano una miriade di bambini e veli con gonne bianche che svolazzavano in ogni dove alla vana ricerca di un qualche ordine. Da sempre (e anche tutt’ora) sono stato un tipetto che non voleva stare sotto a cose o persone che non gli fossero a genio. Dicevo -dico- sempre la mia, anche se non richiesto, anche se non…

  • Dentro al tuo dolore

    Le persone. Le persone vanno e vengono nella nostra vita. Alcune le trovi già non appena fai il tuo ingresso al mondo, una cerchia ristretta che poi ti insegneranno a chiamare “famiglia”. Termine che, crescendo, espanderai anche ad altre persone che in realtà non hanno legame di sangue con te ma di cuore. […] Sono scelte, a volte dettate da un meccanismo più grande di noi e che ci è sconosciuto, altre, invece le veicoliamo noi per il nostro tornaconto personale. Indifferente da quale via si persegua, alla fine se restano è perché qualcosa, un legame, una connessione, la lunghezza d’onda dove sintonizzarsi, c’è. […] Da sempre sono stato una…

  • Oggi vi parlo

    Mi saranno passate per la mente almeno un centinaio di immagini con altrettanti significati per ognuna. Cercherò di riversare tutto d’un botto, come si fa quando si rovescia violentemente con un calcio un secchio pieno d’acqua, tutto quello che ho dentro. […] Vuoto. Svuotato. La percezione di essere una matrioska madre senza il suo seme. Non leggero, inaspettatamente pesante e senza forza, la voglia di lottare portata via come l’anima risucchiata da un Dissennatore ma senza andare mai davvero a terra. Trascinarsi giorno dopo giorno, un pugile che al suono della campanella -round dopo round- si rialza dallo sgabello e si appresta a dirigersi verso il centro del ring anche…

  • Non lo so

    Non so se sia giusto far rientrare le persone nella propria vita, dargli anche solo la possibilità di poter dire la loro; se bisogna fargli pesare qualcosa, se quel qualcosa deve essere messo su una bilancia e pesato in base all’importanza che quella persona ha avuto nella nostra vita. […] Non so se questo si possa definire “perdono” o se invece può essere visto come un segno di debolezza, di umanità, una falla nella propria personalità che è preferibile non esporre per “non mostrare il fianco al proprio nemico” per dirla in gergo guerresco. […] Non so nemmeno se vale la pena riempire la propria testa di un groviglio di…

  • Sorridere ad uno schermo

    La tecnologia -si pensa- abbia appiattito i rapporti, li abbia resi più freddi, asettici. Tutte queste teste chine, concentrate e immerse tra i loro cuoricini e un ammasso di cinguettii, le loro storie nella storia propria, di altri e quelle degli altri nella nostra e nella loro. Innesti, intrecci che si rincorrono e seguono la logica di algoritmi che cambiano di continuo, alla ricerca del piacere, di piacersi e di piacere. Il proprio, degli altri, con gli altri ma mai per gli altri. […] La tecnologia ha tolto il brivido del conoscersi, del rischio, dell’esporsi. Non ci sono più occhi che parlano ad altri occhi; la lettura del corpo è…

  • E’ già passato un anno

    La forza di un genitore non ha eguali. Saputa la notizia ho iniziato a ripetermi che non dovevo piangere, che dovevo essere quello impassibile, quello forte; quello che arrivava e doveva diventare il sostegno, quello che alleggeriva l’attimo, che con distacco ma solerte rispetto contemplava quel corpo. “Piangi adesso che non c’è nessuno” mi son detto mentre mi dirigevo verso la macchina; “piangi ora che così ti sfoghi e dopo andrà meglio” continuavo a ripetermi nel mentre che guidavo e nella testa scorrevano già ricordi, attimi che la riguardavano. Dovevo essere preparato perché lo so che mia madre -rispetto a mio padre- è molto più emotiva e si sarebbe lasciata…

  • Una luce bianca

    Nel buio di una stanza, accompagnati da musica di un tempo andato, occhi stanchi fissano in silenzio la luce bianca e artificiale di uno schermo. Una luce, fredda, che illumina un pallido viso e lo ipnotizza mentre pesanti lettere vanno a comporsi in paragrafi, dando sfogo ad un groviglio di pensieri che faticano a voler restare fermi. […] La musica si ferma. Il brano non ha un successivo. Scende il silenzio, scandendo così il ticchettio dell’orologio a muro; ampliando il suono del respiro, dei tasti che vengono premuti da dita leggere, che scorrono sulla tastiera. La stanza sembra ingrandirsi, le pareti allontanarsi tra loro, creando così un vuoto più ampio…

  • Sono io

    Sono quello che sorride sempre. Sono quello irriverente. Sono l’amico che ti sta accanto, che ti ascolta e ti consiglia. Sono quello che si fa in quattro. Sono “una faccia pulita”. Sono il bravo ragazzo (che è comunque uno stronzo). Sono quello che se lo hai come amico, sai sempre che potrai contarci. Sono quello sempre in ritardo. Sono quello a cui accade sempre qualcosa. Sono quello “oddio no, sei dei Gemelli”. Sono quello che pensa troppo. Sono quello sbagliato. Sono il traditore ed il tradito. Sono quello che vedi. Sono quello che ti analizza. Sono quello che ti dice ciò che pensa e non pensa quando dice. Sono quello…

  • Tutto è iniziato quando ero piccolo​

    Quando avevo all’incirca 6 anni o poco più. Avevo con me un foglietto, che il più delle volte era immaginario, dove avevo deciso di appuntarmi tutti i rifiuti e le accettazioni delle bambine a cui avevo chiesto di voler stare con me: un totale fallimento. Ricordo che avevo totalizzato come un 50 rifiuti ed un solo sì -che peraltro, poi, avevo anche ritrattato, vuoi per timore, vuoi perché non ero abituato al caso positivo. Eppure alla fine mi divertivo e non l’avevo presa affatto male, anzi, andavo a chiedere col sorriso -con la mia solita faccia da schiaffi- e me ne andavo, salutando, allo stesso modo. Avevo già carattere, particolare,…

  • Sono sempre stato restìo nel piangere

    In linea di massima, sono poche le occasioni in cui ho pianto in modo liberatorio, senza riuscire a poter frenare le lacrime, le emozioni. Da sempre ho cercato di reprimere l’impulso di piangere, soprattutto in pubblico. E’ una cosa che odio. Odio mostrare un lato così intimo di me. Con chiunque. Anche con me stesso. Ci sono due eventi in cui, in passato, ho rotto il mio muro di impassibilità come se fosse fatto di polistirolo. In tutti e due i casi si è trattato ai funerali di amici. Quando si tratta di emozioni forti, inconsciamente tendo a dimenticare, a lasciarmi solo dei frammenti -magari anche distintamente netti- che rimangono…